Ogni sfera di vera mozzarella di bufala è il finale di una storia cominciata quattordici secoli fa. La bufala non è originaria dell’Italia: arrivò con i Longobardi intorno al VI secolo, trovò la piana paludosa di Paestum assolutamente di suo gradimento e non se n’è più andata. Da allora, il Cilento perfeziona l’arte di trasformare il suo latte straordinario.
Perché proprio il latte di bufala?
Il latte di bufala è circa due volte più ricco di quello vaccino — più grassi, più proteine, più di tutto ciò che rende un formaggio lussuoso. È l’unico latte da cui sia mai nata l’autentica mozzarella di bufala, ed è il motivo per cui nessuna imitazione ha lo stesso sapore.
Il taglio che ha dato il nome a un formaggio
Nel laboratorio, i casari tirano corde di cagliata bollente finché non diventano lucide ed elastiche, poi staccano ogni sfera con un colpo di polso. Quel gesto — mozzare — è l’origine del nome. Vederlo eseguire a tutta velocità, da mani che lo ripetono da decenni, è metà dimostrazione artigiana e metà teatro.
Assaggiarla al minuto zero
La mozzarella è un orologio che inizia a ticchettare appena nasce. In caseificio la mangiate tiepida, di pochi minuti, con nient’altro che un pizzico di sale — seguita dalla ricotta di bufala morbidissima e dal caciocavallo stagionato per contrasto. Dopo, la versione del supermercato smette semplicemente di avere senso.
“I Longobardi portarono le bufale. Al resto ha pensato il Cilento.”
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